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La Badia
patrimonio storico ambientale
IL PAESAGGIO: valori e caratteri identitari

I maggiori aspetti storico-culturali che caratterizzano il territorio di Passignano, si vedono concentrati per la maggior parte nella prestigiosa abbazia vallombrosana, la cui storia millenaria ha segnato il paesaggio agrario e l'aspetto naturalistico del'intera zona. All'azione riformatrice del monastero si deve infatti l'introduzione, già in epoca medioevale, delle coltivazioni arborate, dei filari di viti e olivi, con terrazzamenti e sistemazioni idrauliche dei versanti e la diffusione del bosco.
Anche le testimonianze materiali di carattere storico artistico, ampiamente diffuse in tutta l'area, sono riconducibili all'azione culturale e spirituale condotta dal monastero.

Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano

Alcuni esempi di questo patrimonio sono: il borgo fortificato di Poggio al Vento con la chiesa di Sant’Andrea; il complesso di Calcinaia, borgo compatto con caratteristiche morfologiche di pendio; quello di Pugliano di origine medievale a pianta rettangolare, dove nacque il pittore Domenico Cresti, detto il Passignano; quello di Casterotto, di epoca lorenese, a pianta regolare e compatta, immerso nell'omonimo sito archeologico con reperti di epoca romana.
Questo assetto storico-paesaggistico si è mantenuto sostanzialmente fino ad oggi conservando una netta peculiarità e identità rispetto al resto del territorio comunale.
L'elevato pregio di questo territorio è stato sancito con l'istituzione nel settembre 2008 dell'area naturalistica protetta di Badia a Passignano, ai sensi della Convenzione europea del paesaggio.

Badia di Passignano
IL PATRIMONIO ARTISTICO E MONUMENTALE

Il sito monumentale: storia e architettura
Il ruolo e l'influenza che l'antica abbazia ha svolto nell'arco di molti secoli ed il corredo prezioso di tesori che ancora oggi racchiude al suo interno, sono stati, e sono ancora, il punto attrattore di un turismo culturale e spirituale. Ricordiamo che qui visse e mori alla metà del secolo XI Giovanni Gualberto.
Nulla rimane della primitiva abitazione della Comunità religiosa, insediata a Passignano prima dell'anno 1000 e ristrutturata dopo il 1055 dall'abate Leto a cui venne affidata la responsabilità della nascente comunità vallombrosa. Nel 1255 il monastero fu incendiato dai fiorentini e nel 1266, con l'abate Ruggero dei Buondelmonti, si iniziò la ricostruzione durata fino alla fine del secolo. Di questo periodo rimangono alcuni locali delle sottostanti cantine, che hanno volte con sottarchi databili al XIII secolo. Nel 1441 don Francesco Altoviti viene nominato abate di Passignano. A lui si deve l'inizio della ricostruzione del monastero nelle forme rinascimentali a noi pervenute. Con i lavori portati a conclusione dall'abate Isidoro del Sera (1445-1485), il monastero acquista la struttura della vera abbazia (Badia) benedettina.

Il grande chiostro diviene il fulcro del complesso monastico, luogo di meditazione ed accesso agli ambienti di vita comunitaria come il refettorio e la sala capitolare. A fianco dei maestri lombardi, impegnati nelle opere di muratura, lavorarono gli scalpellini Andrea di Neri e Mariotto da Settignano, a cui si deve la lavorazione dei capitelli del chiostro, delle porte e finestre, del pulpito del refettorio, dell'arme della volta e del portale.
Nel 1472, il pittore Bernardo Rosselli dipinge due lunette sulla parete del refettorio, e sotto queste, nel 1476, i due fratelli Domenico e David Ghirlandaio eseguono la grande illustrazione dell'ultima cena. Nel XVI secolo i lavori di ristrutturazione interessarono prevalentemente la chiesa, mentre, nei secoli XVII e XVIII furono eseguiti vari lavori nell'ambito del monastero: nel 1626-7, ad esempio, si “assettò la foresteria da basso”; nel 1636-8 fu completato l'acquedotto per fornire d'acqua corrente il monastero, le stalle e l'orto; sempre nel 1638 fu rifatto e ampliato il camino della cucina quattrocentesca; nel 1755 furono chiuse le logge superiori del chiostro.
Con l'ultima soppressione degli Ordini religiosi, nel 1866, il governo regio italiano incamerò tutta la proprietà della Badia compreso lo stesso monastero. Il 7 ottobre 1870, la badia di Passignano e la sua proprietà, venne messa all'asta e venduta alla nobile famiglia polacca Dziedusycki mentre la chiesa rimase proprietà demaniale.
L'aspetto di castello fortificato, con le mura merlate, le torri, come oggi si presenta la Badia, risale a dopo il 1870, quando, secondo la moda del tempo, su disegno dell'architetto Uguccioni, si volle dare un'impronta ottocentesca di villa-castello.
Dopo più di cento anni, nell'ottobre 1986, i monaci Vallombrosani sono potuti rientrare in possesso della loro antica sede e la badia, anche se con una piccola comunità, ha ripreso a vivere.

Il chiostro

La chiesa abbaziale
La chiesa abbaziale conserva opere di grandissimo interesse. Ricordiamo, tra le tante:
- due tavole del XVI secolo poste all'ingresso del coro, dipinte da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio;
- gli affreschi del Passignano (XVI secolo) nella volta della cappella maggiore di San Michele Arcangelo;
- gli affreschi di Alessandro Allori eseguiti nel 1581 nella cappella di san Giovanni Gualberto e reffiguranti episodi della vita del Santo e la Ricognizione delle reliquie;
- le tele e gli affreschi di Benedetto Veli nella cappella di San Sebastiano e Sant'Atto, dove è collocato il miracoloso crocifisso del XVI sec;
- il reliquiario di San Giovanni Gualberto con busto in argento cesellato del XV sec. e basamento con edicole, pinnacoli e cuspidi contenenti scene di vita del santo.

Benedetto Veli - Incontro tra Innocenzo II e l'Abate Atto
Alessandro Allori - La Ricognizione delle Reliquie di San Giovanni Gualberto

Il monastero
Al piano terra la grande sala del refettorio con l'ultima cena dipinta ad affresco nel 1476 da Domenico Ghirlandaio nella parete di fondo, sormontata dalle lunette affrescate dal Rosselli. L'affresco dell'ultima cena, primo esempio sullo stesso tema in cui si cimento' il Ghirlandaio, rivela nelle forme dello spazio figurato quanto fossero stati ampiamente assimilati dall'artista il linguaggio classico e gli stimoli derivanti dalle opere del Brunelleschi.
La loggia superiore del chiostro, iniziato nel 1470 su disegno dell'architetto Jacopo Rosselli e terminato nel 1483, venne dipinta sul finire dello stesso secolo da Filippo di Antonio Filippelli che rappresentò al piano superiore la Vita di san Benedetto, dal momento in cui lascia Roma fino a quello della morte. Gli affreschi vennero ricoperti nel 1734 con una imbiancatura a calce e solo all'inizio del XX secolo vennero riportati alla luce.

Filippo di Antonio Filippelli - La vita di San Benedetto
Il Cenacolo della Badia di Passignano - Domenico Ghirlandaio

Manufatti d'interesse artistico, storico e documentario
La badia di Passignano conserva un notevolissimo numero di pregevoli manufatti d'interesse storico-artistico databili dal XV al XIX secolo. Ricordiamo a titolo di esempio:
- il bacile battuto a mano con fondo ambonato e anello rialzato (XV secolo);
- le piccole sculture in cera policroma di produzione devozionale del XVIII secolo, o quelle in terracotta e legno;
- la serie dei quadretti devozionali (XVIII-XIX secolo) su fondo di legno e filigrana in cartone dipinto con porporina d'oro;
- le meravigliose pianete, in raso di colore giallo con disegno a grandi foglie di acanto e al centro un fiore di loto (XVI secolo);
- angoliera centinata (XVIII) dipinta in lacca nera con antine in vetro soffiato;
- crocifisso ligneo policromo databile ai primi anni del XVI secolo.

Badia di Passignano - Manufatti d'interesse artistico, storico e documentario